STRAGE di Gibellina
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Programma dell'evento STRAGE di Gibellina
REGNO delle DUE SICILIE
ecco cosa ci ha prodotto il TRADIMENTO dei vecchi gattopardi
2 GENNAIO 1894
L’ eccidio di Gibellina
👉ATTO D’ACCUSA CONTRO LO STATO UNITARIO E CONTRO LA SUA NASCITA NEL SANGUE SICILIANO
Il 2 gennaio 1894, a Gibellina, lo Stato italiano cessò di fingere.
Cadde la maschera della “nazione liberatrice” e apparve il volto reale di un potere che, fin dalla sua origine, seppe governare la Sicilia solo con la repressione. Tredici morti. Decine di feriti. Tutti siciliani. Tutti poveri. Tutti colpevoli di aver osato fare ciò che ogni popolo libero fa: organizzarsi.
Gibellina non fu un incidente.
Fu un nodo strutturale di una strategia repressiva che attraversò l’intera isola: Giardinello, Lercara, Pietraperzia. Cambiano i nomi dei paesi, ma il copione resta identico. Fiscalità predatoria, amministrazioni comunali ostaggio dei notabili, agrari intoccabili, mafia come cinghia di trasmissione del dominio e, quando tutto questo non basta, l’esercito come ultima parola.
In un comune di appena diecimila abitanti, esisteva un fascio popolare reale, non una caricatura ideologica. Un’organizzazione radicata, partecipata, capace di parlare di abolizione delle tasse inique, di smantellamento delle guardie campestri, di dignità del lavoro agricolo. Un’esperienza talmente avanzata da essere definita da Mario Siragusa un consiglio popolare, un soviet ante litteram.
Ed è qui il punto politico decisivo: non la violenza spaventava il potere, ma l’autogoverno.
Lo Stato non temeva il disordine.
Temeva l’ordine che nasce dal basso.
Quando, il 2 gennaio, migliaia di contadini si mossero pacificamente verso il municipio, la decisione era già stata presa. Soldati e carabinieri sbarrano la piazza. Le guardie campestri si appostano nel campanile, come a Lercara, come in ogni manuale coloniale. Poi gli spari. Dall’alto. Sulla folla.
Non un errore. Un metodo.
Tredici morti.
Non “incidenti”.
Non “eccessi”.
Un’esecuzione politica.
Attribuire la responsabilità alle sole guardie campestri sarebbe una comoda menzogna. Dietro la strage agivano gli agrari, i notabili, le borghesie locali in conflitto tra loro, pronte a usare la disperazione contadina come strumento di pressione. Dietro c’era uno Stato che tollerava, copriva, autorizzava. Dietro c’era una mafia già perfettamente integrata nell’architettura del potere unitario.
Dietro c’era l’italia!
Come sempre, il colpevole designato furono i Fasci.
Il capro espiatorio ideale. Dovevano essere delegittimati, criminalizzati, spezzati. Eppure, fino a quel momento, nessun atto violento era stato compiuto dalla popolazione. La colpa dei Fasci non era l’insurrezione, ma l’aver dimostrato che i siciliani potevano organizzarsi senza padroni.
Pochi giorni dopo, un altro morto: il pretore Casapinta.
La responsabilità addossata a donne del popolo. La verità sepolta: l’assassino era Accardi, un capraio estraneo ai Fasci e ai fatti del 2 gennaio. Ma la verità non serviva. Serviva la menzogna, per giustificare la repressione e completare l’opera di criminalizzazione.
Questa è la storia che non troverete nei manuali scolastici.
Perché racconta una verità intollerabile: l’Italia si è costruita anche sterminando siciliani. Palmo a palmo. Corpo su corpo. Contro contadini, artigiani, lavoratori che chiedevano pane e giustizia.
L’esercito sabaudo non ebbe esitazioni a sparare sui poveri. Il sangue siciliano non fece scandalo a Roma. Anzi: incoraggiò nuove spedizioni punitive, nuove stragi, nuovi morti.
Questa non è semplice memoria.
E accusa storica.
Ricordare Gibellina significa smascherare definitivamente la favola dell’Unità come redenzione. Significa affermare, senza ambiguità , che lo Stato unitario nacque anche come operazione coloniale interna, fondata sulla repressione sistematica delle masse popolari siciliane.
Noi abbiamo il dovere di ricordare i nostri caduti.
Non per pietĂ .
Ma per giustizia storica.
Perché una terra che dimentica i propri morti è una terra già sconfitta.
E la Sicilia, allora come oggi, continua a pagare il prezzo di aver preteso dignitĂ .
Nomi che oggi non hanno statue, non hanno lapidi degne, non hanno piazze, non hanno monumenti. Morti due volte: la prima sotto il piombo dello Stato, la seconda nell’oblio imposto dalla storia ufficiale.
Noi li ricordiamo perché lo Stato li ha cancellati. Perché questi non erano “disordini”, ma martiri della libertà sociale e politica della Sicilia.
E una terra che non onora i suoi caduti, è una terra a cui hanno già provato a strappare l’anima.
Organizzatore dell'evento STRAGE di Gibellina
L'organizzatore dell'evento "STRAGE di Gibellina" è Regno delle Due Sicilie.
Dov'è l'evento STRAGE di Gibellina?
L'evento "STRAGE di Gibellina" si terrĂ a 91024 Gibellina (TP) - Italia.
Date e orari dell'evento STRAGE di Gibellina
In un'unica data, l'evento "STRAGE di Gibellina" si terrĂ sabato 2 gennaio 2027 dalle ore 10:00 alle ore 12:00.
Domande frequenti sull'evento STRAGE di Gibellina
Quali sono le date e gli orari dell'evento STRAGE di Gibellina?
L'evento ha un'unica data: sabato 2 Gennaio 2027. Vedi date e orari dell'evento.
Quando inizia l'evento STRAGE di Gibellina?
L'evento STRAGE di Gibellina inizierĂ sabato 2 Gennaio 2027. Controlla l'orario di inizio.
Quando finisce l'evento STRAGE di Gibellina?
L'evento STRAGE di Gibellina finirĂ sabato 2 Gennaio 2027. Controlla l'orario di fine.
Dove si trova l'evento STRAGE di Gibellina?
L'evento si trova in 91024 Gibellina (TP) - Italia. Apri la mappa e le indicazioni.
Qual è il programma dell'evento STRAGE di Gibellina?
Le informazioni presenti su questa pagina, aggiornate a mercoledì 15 luglio 2026, sono raccolte da fonti pubbliche e/o dagli organizzatori e possono subire variazioni. Verifica sempre date, orari, luogo, programma, biglietti e dettagli dell'organizzatore sui canali ufficiali prima di partecipare. Contattaci per segnalare informazioni errate o se sei il proprietario di questo evento. Fonte: Facebook.





